Figure fragili di Violaine Bérot

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Anita Romanello

        <div class="clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item"><p>La superstizione, per Ernesto De Martino, non andava interpretata come una fuga nell’irrazionale. Come una reazione bizzarra, lontana dagli schemi della ragione. Anzi, l’etnologo e antropologo napoletano interpretava il pensiero magico come un sistema concettuale elaborato per dare ordine e significato a un mondo i cui confini tra l’essere umano e la Natura risultavano decisamente incerti.</p><p>Strampalate credenze, fantasiosi rituali, gesti, pensieri, insomma, servivano a proteggere l’equilibrio delle persone da una serie di eventi avversi, spesso imprevedibili. Ma tanti gesti scaramantici, i cerimoniali ripetuti all’infinito, venivano e ve [...]

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