Gulliver continua a viaggiare

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Anita Romanello

        <div class="clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item"><p>Nel 1726, dopo l’uscita di <em>I viaggi di Gulliver</em>, Jonathan Swift scriveva all’amico Alexander Pope, il grande poeta neoclassico, che un vescovo irlandese aveva dichiarato di “non credere una parola” di quello che vi era raccontato. Assieme ad altri contemporanei di Swift, insomma, l’ecclesiastico riteneva che il resoconto dei viaggi firmato dal chirurgo di bordo, poi capitano, Lemuel Gulliver (con tanto di ritratto sul frontespizio), avesse pretese di autenticità. E la faccenda non finisce qui: qualcuno ha notato che anche il vescovo irlandese potrebbe essere una figura immaginaria, dal momento che si materializza solo nella lettera inviata da Swift. Dopo [...]

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