Fabio Mauri: se il catalogo diventa un film

Leggi su Doppiozero Fabio Mauri: se il catalogo diventa un film

Anita Romanello

        <div class="clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item"><p>Il 31 maggio 1975, pochi mesi prima della sua tragica fine, Pier Paolo Pasolini è seduto immobile al buio, nell'atrio della Galleria d'arte di Bologna da poco inaugurata. Si accende un proiettore e sulla sua camicia bianca appaiono le sequenze di <em>Il vangelo di San Matteo</em>, il suo film del 1964. Per oltre due ore il regista diventa lo schermo vivente del suo lavoro: «autore ed opera formano una scultura di carne e luce, una unità compatta, paziente, quasi sofferente. Dimostrano, con la forza di una “visione”, d’essere una cosa sola».</p><p>Questa proiezione-performance, intitolata <em>Intellettuale</em>, è tra le opere più famose di Fabio M [...]

Racconti correlati