Etere

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Anita Romanello

        <div class="clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item"><p>Ho il ricordo d’una sensazione tattile. Il ricordo d’un ricordo che è tornato a visitarmi altre volte nel corso della vita. Un lampo che abbaglia, un’ossessione tagliente. Nella collezione di scarabei l’esemplare nero, dalle chitine ben conservate, lo riconferma. Il cartellino, sotto al maschio spillato di <em>Copris hispanus</em>, ha l’inconfondibile grafia di mio padre: “Grosseto, Albinia, giugno 1984”. Avevo sette anni. Percepisco la felicità con cui tenevo il corno del <em>Copris</em> tra l’indice e il pollice.</p><p>L’ebbrezza dona l’illusione dell’onniscienza, mostra i tratti magici del mondo, è una forma d’ipersensibilità. Avverto la pelle chiara e soffice a confronto con le rotondi [...]

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