Con la pioggia dentro | Anomalie

Leggi su In fuga dalla bocciofila Sono le dodici e zero tre di sabato due maggio e sono disteso sul divano. La lavatrice sta per finire il programma; lo so perché la centrifuga sta urlando. Io credo che mi stia rimproverando per gli errori che ho commesso nella mia vita, e non credo siano tanti, perché sono soltanto dieci minuti che gira, eppure sembra che stia per scoppiare; forse gli errori che ho commesso nella vita sono pochi, ma sono molto gravi. Devo aver procurato del dolore agli altri. Poco sopra all’ultimo ripiano della libreria, su cui per un intero anno non ho mai voluto sistemare nemmeno un libro, scorgo una mezzaluna di luce che colora di arcobaleno una porzione di parete grossa quanto un pugno. Penso che finché queste piccole anomalie riusciranno a fissarsi nella mia retina, risvegliandomi da un torpore che mi bracca sempre più spesso, potrò considerarmi in qualche modo vivo. Tra una settimana cambierò casa. Ormai non sento più niente: prendo le scatole che mi servono dai cassonetti gialli; a volte devo staccare i piedi da terra e stare in equilibrio con l’inguine appoggiato sul bordo di lamiera – mentre percepisco la presenza di un’ombra che mi passa alle spalle e mi guarda con uno sguardo di rimprovero misto a disprezzo – e poi cercare con le mani quelle soltanto piegate e non strappate. Quando riemergo dal cassonetto il mondo è più chiaro, il sole è alto nel cielo e l’ombra non è più alle mie spalle. La vedo piccola e schiacciata sotto i miei piedi, e sento che vorrebbe dirmi qualcosa. Non ci […]

Racconti correlati