I soliloqui di Eduardo

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Anita Romanello

        <div class="clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item"><p>«Quando sono solo parlo, ragiono nella mia mente, con me stesso, e mi sembra di impazzire. Avevo bisogno che qualcuno sapesse, sentisse... Non posso essere sempre io ad ascoltarmi. Si fa presto a giudicare: Quello? È così! Quell’altra? È così, così... Ma che ne sanno loro perché uno è “così” e perché l’altra è “così”?». Con queste parole si lamenta Pasquale Cimmaruta, che proprio non ce la fa a reggere il peso di una coscienza sporca, o almeno presunta tale. «Si capisce, certe volte si ha bisogno di una parola» – lo rincuora Alberto Saporito, il vicino di casa eletto a interlocutore, senza che possa però realmente interloquire. Perché quello di Pasquale è un monolog [...]

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