Lupin III – Il Castello di Cagliostro | Una monetina
Leggi su In fuga dalla bocciofila di Ivan Pelizzari (essi vivono) Il concerto tardo pomeridiano di corso Italia si apre sul metronomo dei tacchi a spillo, lo scrocchio del cuoio e le leccate gommose delle sneakers, intervengono i cimbali delle porte in acciaio, vetro e legno, gli arpeggi fruscianti di centinaia di mani e sacchetti in crepitio e il coro di buonasera, salve, arrivederci, grazie e alla prossima. Vanni danza nel cuore metropolitano con gli angoli della bocca rivolti al cielo, libero da orpelli. Il portafoglio gonfia i pantaloni e, con la scusa di dover controllare di continuo se è ancora al suo posto, gli azzoppa una camminata altrimenti fluida e sgusciante. Di cellulari, invece, non ne possiede proprio, nella romantica convinzione che nulla può sostituire il piacere dell’incontro casuale, come trovare una monetina per terra e convincersi di essere incappati in una giornata fortunata. Fuori dal negozio di giocattoli, una signora si accomoda il cappello a tesa larga e tiene vicina a sé la figlia, abbarbicata a un peluche di unicorno ancora etichettato; un uomo in giacca, smunto e dinoccolato, cammina come avesse le gambe legate all’altezza delle ginocchia; tre ragazzini attirano male parole mentre sgommano in mountain bike. Vanni osserva questo campione di umanità, lo sguardo lucido e distante di chi è bloccato in una nostalgia di successi irripetibili e Susanna. – Oh, mi scusi, ero soprappensiero. – Urta l’uomo in giacca che gli restituisce un’occhiataccia sgranata. Vanni si tasta il volto […]