C’era una volta in America | Una chiamata persa

Leggi su In fuga dalla bocciofila C’era da prendere una decisione nel giro di qualche secondo. Come potevo rispondere a Orlando Morozzi, al mio amico Orlando Morozzi, senza scatenare una serie di eventi disastrosi? E come potevo non rispondere a Orlando Morozzi, al mio amico Orlando Morozzi, senza scatenare una serie di eventi disastrosi? Il telefono continuava a squillare e io non riuscivo a decidermi. Erano, io credo, almeno quattro anni che non lo vedevo, né avevo sue notizie. Può darsi che lui ne avesse di me, che avesse chiesto a qualcuno, perché era, questo è certo, un amico migliore. Se avessi risposto, la conversazione sarebbe stata difficile. Tutte le cose che avrei dovuto raccontargli, tutte le cose che mi avrebbe dovuto raccontare lui. Perché ero sparita, cosa avevo fatto, dove ero stata, che giustificazioni avevo, che scelte avevo preso. Sarei dovuta partire dall’inizio, dalla Bretagna, o forse da Parigi e sì, lo so che gli avevo detto che non sarei più tornata in Francia, ma c’ero tornata e avevo fatto lo stesso con molte altre cose. Spiegare che non fumavo più le Camel gialle, che ero passata a quelle blu, ma che se me ne avesse date due di fila gialle, avrei senza dubbio ricominciato. Che adesso avevo i social network, e che da quando li avevo non ero mai più salita su un palcoscenico. Di queste e di altre mille cose che avevo accolto e abbandonato avrei dovuto dare una spiegazione. E cosa sarebbe successo se non avessi risposto? Magari quella era una telefonata importantissima. Stava per morir […]

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