Mangiarsi le parole

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Anita Romanello

        <div class="clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item"><p>A parte qualche ostinato filosofo, nessuno più crede che le parole siano etichette delle cose. Ci sono come due serie – la lingua (fatta di suoni articolati) e il mondo (fatto di segni e simboli) – che scorrono ognuna per conto suo, talvolta guatandosi, più spesso sbeffeggiandosi. Raramente coincidendo, e comunque per il tempo d’una sigaretta. Pensiamo d’aver detto bene dicendo <em>burro</em> per indicare quei ricciolini là da spalmare sul toast, ma in Spagna ci prendono per asini. Qui diciamo <em>libreria</em> per andare ad acquistar testi, o per stiparli a casa, ma in un college anglosassone al massimo ce li prestano. Mai fidarsi dei falsi amici. Pensate se in  [...]

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