La tratta degli schiavi

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Anita Romanello

        <div class="clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item"><p>Ricordo bene la voce di Joseph N’Diaye, guardiano e conservatore della casa degli schiavi a Gorée, piccola isola di fronte a Dakar, da cui partivano le navi negriere. Si arrampicava su quelle scale dalle armoniose rotondità di una conchiglia, per arringare i visitatori con la sua voce tonante. E quel cortile diventava troppo piccolo per contenere la forza delle parole di quell’uomo, che non voleva lasciare spegnere il fuoco del ricordo. Ricordo doloroso, per i discendenti degli schiavi e anche per noi, che facciamo parte del mondo che fu schiavista. I turisti ascoltavano in silenzio. Nessuno parlava. Lui raccontava di catene, di urla, di pianti, di ricordi abbandonati, di non u [...]

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