Jullien e il dono del presente

Leggi su Doppiozero Jullien e il dono del presente

Anita Romanello

        <div class="clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item"><p>I turisti scendono dal pullman per fotografare un monumento o un paesaggio, dicono “che bello!”, quasi fosse un’etichetta per sbarazzarsene, quasi fossero sollevati dall’evitare il confronto con il presente. La fotografia serve da schermo, mette al riparo dal mostrarsi del mondo, è un modo per cancellare l’insopportabile del non possedibile e consumabile. Volendo rendere eterno l’attimo, si cerca d’inquadrarlo, di configurarlo in oggetto che la vista possa <em>prendere</em> e tornare a rivedere; così, osserva Jullien in <em>Philosophie du vivre</em> (Gallimard, 2011), riduciamo l’intrusione di un fuori, l’effrazione del presente, per riportare l’io e il mondo alla loro [...]

Racconti correlati