Frankenstein | Storia delle parti
Leggi su In fuga dalla bocciofila di Martina Buoncuore e Marialaura Grandolfo (essi vivono) Le braccia erano appartenute a Wilhelm Beck. Era morto a vent’anni. Vaiolo — per questo la pelle era piena di cicatrici e pustole. Ma era stato un contadino, e i suoi muscoli erano rimasti forti e sani. Doveva essere stato facile impossessarsi del suo cadavere: era stato l’ultimo della sua famiglia ad ammalarsi, e nessuno aveva presenziato nella camera mortuaria. A ricordarlo rimaneva solo la sua fidanzata del tempo, adesso sposata con un altro. Raccontò che Wilhelm, nonostante la sua stazza, era stato un ragazzo molto sensibile. Amava i suoi campi e tutti i suoi animali, tanto che faceva fatica a ucciderli, nonostante fosse parte del lavoro. Il cuoio capelluto era stato di un tale Martin Huber. Avendo sempre portato i capelli rasati, sarebbe stato difficile attribuirgli la lunga chioma attuale. Eppure, raccontava la madre, li aveva sempre avuti folti e belli, da quando era venuto al mondo. Gli ricrescevano troppo in fretta per i suoi gusti, e se ne era lamentato spesso nelle lettere che le aveva scritto dal fronte. Aveva avuto tanti vizi, dai sigari al cibo, ma la vanità non era stata uno di questi. Una singola ciocca bionda che spuntava dalla massa di capelli neri di Martin era stata impossibile da identificare. A lui, in un punto vicino alla tempia, non erano più cresciuti dopo una caduta da bambino. I denti non sembravano completamente umani e, se non fosse stato per le foto dell’originario proprietario, Karl Mulle […]