Il ragazzo e l’airone | Come un’onda

Leggi su In fuga dalla bocciofila «Come un’onda che ritorna al mare» «E poi?» «E poi niente» «Come? Poi che succede?» «Tesoro mio, non succede niente: cosa succede quando un’onda torna nel mare? Diventa il mare» «E come fa a sapere che gli voglio bene?» Il silenzio di certi pomeriggi mi ricorda quelli da sola in camera, da bambina, a leggere per ore la Storia Infinita, fino a quando gli occhi bruciavano e mio padre sequestrava il libro per costringermi a uscire, a sedermi a tavola, a mangiare. Mi ricorda le ore che passavo nella biblioteca di York, immensa, finestroni a perdersi sulla campagna inglese e libri che pulsano dai carrelli agli scaffali e poi di nuovo al prestito, come un cuore. Quante righe, quante parole – che è un altro modo di dire: quanti pensieri – ho letto? Ho pensato abbastanza? Sento una fitta che riconosco, chiudo gli occhi, è già passata. A volte fuori c’è luce, a volte no. Che differenza fa? «Come una candela che si spegne perché ha finito la cera» «Non mi piace questo gioco» «Lo so, neanche a me» «Posso giocare alla Lego?» «Va bene, poi facciamo merenda» «Voglio pane e prosciutto. E mozzarella. In forno, che si scioglie» Qualche mese fa mi sono accorta che il mio mondo si è ristretto: non avrei più visto i pescatori sui loro pali in Sri Lanka, il caldo del tramonto infinito. Non avrei più mangiato crêpe Suzette sull’île Saint-Louis a capodanno, innamorata o forse solo giovane. I luoghi sono stati I primi a sparire: ne rimanevano sempre meno. Poi le persone, quelle che incon […]

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