Al di là delle montagne | Sotto il lago
Leggi su In fuga dalla bocciofila di Pietro Lenarda Non ricordo molto dei miei primi anni di vita. Di essi ho solo l’immagine di me che mi trascino da sola per la zona abbandonata del porto, mi nascondo sotto le barche rovesciate vestita solo di stracci e raccolgo quello che trovo per mangiarlo. Un giorno un uomo mi diede un po’ di riso e mi portò via con sé. Quell’uomo era Bin e da allora fui sempre al suo fianco, io come molti altri che aveva salvato e portato con sé via dalla città. Bin era un grande artista, rinomato e molto corteggiato e ci portò a conoscere il mondo: pareva che avesse una sua visione e noi vivevamo in quella. Quando arrivò il virus ci teneva per ore a discutere del futuro: «Siamo fortunati di vivere in questo momento, è il collasso del sistema che dentro di noi tanto attendevamo. Se prima vivevamo nella fine della Storia questa è la fine della fine della Storia: il sistema si è resettato e per noi è un nuovo inizio». Noi gli credevamo. Ma dopo qualche tempo tutto il nostro Paese fu completamente isolato, nessuno si fece più vivo alla nostra porta, le mostre d’arte non si tennero più e poco a poco la fama di Bin scemò e tutti i più grandi artisti lo abbandonarono. Passarono gli anni, la città restava chiusa, tutto era bloccato, trovare cibo era sempre più difficile e cominciarono le rivolte. Eravamo ormai poveri senza soldi, senza lavoro e Bin decise che ci saremmo trasferiti in una casa abbandonata di sua proprietà che si trovava in quella che un tempo era stata una zona di […]