Abitare la vergogna. Giulia Scomazzon e la lucidità come forma di resistenza

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Ho sempre immaginato che la provincia veneta avesse la densità cromatica di un’inquadratura di David Lynch: una foschia lattiginosa, il cielo basso, le insegne dei bar che sembrano lampeggiare per abitudine più che per richiamare qualcuno. È in questo paesaggio che Giulia Scomazzon colloca il suo romanzo 8.6 gradi di separazione (nottetempo), e dentro quel […]

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