Metodi computazionali per indagare la letteratura italiana: uno studio su Neera, Marchesa Colombi e Matilde Serao
Leggi su Chiacchiere letterarie Cosa accade quando si fanno incontrare letteratura e strumenti computazionali? Quali nuovi percorsi ci si aprono davanti? Sono queste le domande che accompagnano il mio percorso di studi da quattro anni a questa parte, domande che mi hanno portata fino a Parigi e che, lungo il percorso, hanno generato e generano tutt’ora ricerche, scoperte e nuove interessanti curiosità. Queste stesse domande muovono lo studio che vi voglio raccontare oggi, uno studio svolto in occasione di un progetto di esame e che – come quello condotto in occasione della mia tesi triennale – mi ha permesso di toccare con mano le potenzialità di questo incrocio di saperi nuovo, che affianca alla lettura diretta dei testi letterari una lettura automatica o a distanza. L’obiettivo che guida questo approccio è quello di capire cosa si scopre quando si guarda il testo un po’ da lontano, in maniera statistica, in cerca di particolarità che altrimenti, con i soli nostri occhi umani, non saremmo in grado di cogliere. Dentro i mondi linguistici di Serao, Neera e della Marchesa Colombi Oltre alle macro domande di cui vi parlavo in apertura, lo studio che vi racconto oggi muoveva da un altro quesito, sempre più attuale nel mondo della letteratura computazionale: cosa distingue un autore o un’autrice dagli altri? Quali sono gli elementi caratteristici, le impronte digitali, della sua scrittura? Esiste un modo automatico per trovare queste impronte caratteristiche e studiarle? In te […]