I taccuini di Blaise Cendrars. A bordo del Volturno

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In un libro per me prezioso, scritto da Francesco Poli e Anna Maria Merlo, Modigliani e le sue donne (24 Ore Cultura), c’è un passaggio che mi ha svelato una natura inedita di Modì, ovvero la sua insofferenza verso “i viaggi”. Lo scopriamo quando vi si racconta dell’amicizia con la poetessa Anna Achmatova. «Potei conoscere solo un aspetto della sua vita (quello splendente)», scriverà nelle sue Memorie, «ero solo un’estranea, una straniera, una ventenne, probabilmente non molto comprensiva». Ancora meno comprensivo era il marito, che dirà poi di avere avuto uno scontro con lui, dopo aver notato che Anna era rimasta affascinata da Modigliani, incrociato alla Rotonde, luogo noto quale ritrovo di artisti. Gumilëv, quando parlava di Modigliani, lo definiva “mostro ubriaco”; il pretesto per quel litigio era stato il giudizio “sprezzante” – riferirà Anna – sui viaggiatori: «Riteneva che i viaggi fossero il surrogato dell’autentica azione». Probabilmente, anzi quasi sicuramente, Modigliani lo aveva detto per provocare il marito geloso dell’evidente attrazione della consorte per l’artista italiano, altrimenti ci è davvero inspiegabile la grande amicizia che lo legava al più mercuriale dei protagonisti dell’Âge d’Or, ovvero Blaise Cendrars, il bourlingueur, il giramondo. Per anni ho portato in giro la sbronza memorabile dei due al Vert-Galant, alle prese con bottiglie di vino calate nelle acque gelide della Senna e le calorose dispute con le lavandaie “arpie” del bateau lavoir che e [...]

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